Massimo Cristaldi was born in Catania (Italy) in 1970. The driving concern of his work is focused on representing “limits”, where the transition between Past and Future becomes allegory of the Present (see “The Metaphor of Limits”). He was awarded in many international photography competitions such as International Photography Awards, Sony World Photography Awards, Travel Photographers Of the Year. Massimo has exposed in Europe, US, Canada and Brazil, in solo and group shows and at photography festivals. He is represented by galleries in Belgium and Italy. He lives and works both in Catania and Rome. Massimo’s photographs are part of the permanent collection of the George Eastman House, International museum of photography and Film in Rochester, NY (USA). Massimo Cristaldi è nato a Catania nel 1970. L’interesse principale nella sua ricerca fotografica è la rappresentazione di “confini” in cui la transizione tra Passato e Futuro diventa allegoria del Presente (vedi “La Metafora dei Confini”). Massimo ha ricevuto vari premi in diversi concorsi internazionali di fotografia come International Photography Awards, Sony World Photography Awards, Travel Photographers Of the Year. Massimo ha esposto in Europa, Stati Uniti, Canada e Brasile ed è stato autore selezionato in diversi Festival di Fotografia. È rappresentato da gallerie in Belgio ed in Italia. Vive e lavora tra Catania e Roma. Le sue fotografie sono parte della collezione permanente della George Eastman House, International Museum of Photography and Film (Rochester, NY, USA).

Artist Statement: the “Metaphor of limits”

La Metafora dei confini

We are living in a time of accelerated change. One of the unintended consequences of globalization is the loss of wonder and curiosity: as the world is downsized into pixels of familiarity and uniformity, our towns, cities and suburban landscapes are all becoming one undifferentiated, monotonous sprawl. 

A single image, demarcates, in the moment is taken, a boundary between what was there before, and it is frozen within, and how that place, moment or situation will change in the Future. This way a photograph, as physical object, becomes part of my “metaphor of limits”: it is a boundary between Before and After. 

There are, however, other confines. There are other limits. Those between Earth, Sea and Sky, good and bad, light and darkness. Boundaries but also dualisms: positive and negative, zero and one, past and present, life and death. 

So my interest is focused on depicting those transitional moments in which the past, including the recent one, becomes an allegory for the present, capturing, all the while, explicit or metaphoric boundaries and dualisms.

Viviamo in un tempo di cambiamenti accelerati. Una delle conseguenze involontarie della globalizzazione è una progressiva perdita di meraviglia e di curiosità: mentre il Mondo si riduce a punti di familiarità e di uniformità, i nostri paesi, le città e i paesaggi si trasformano lentamente in qualcosa di monotono e indifferenziato.

Una singola immagine, demarca, nell'attimo in cui viene realizzata, un confine tra quello che c'era prima, e che viene da essa catturato, e come quel luogo, momento, o situazione muterà nel Futuro. Così proprio la fotografia, in quanto oggetto "fisico”, diventa parte della mia “metafora dei confini”: è essa stessa confine tra prima e dopo.

Esistono, però, altri confini. Esistono altri limiti. Quelli tra terra, mare e cielo, tra bene e male, tra luce e buio. Confini ma anche dualismi: positivo e negativo, zero e uno, passato e presente, vita e morte.

Ecco che così il mio interesse è rappresentare questi momenti di transizione in cui il passato, anche prossimo, si trasforma in allegoria del presente, catturando, al contempo, confini e dualismi espliciti e suggerendone di metaforici.

 

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